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Mettiamola così:...

Transizione Elettrica
Considerazioni condivise

Mettiamola così: continuate a non voler capire che l’auto elettrica è il futuro.
L’imminente futuro. Mentre in alcune realtà è già il presente.

Ma mettiamo che l’auto elettrica sia, come alcune menti sapienti affermano, una "lavatrice con le ruote". Quella cosa che non comprerò mai! Quella cosa che è tanto diesel degli anni ’90!

Cari signori, avete decretato il pericolo di morte dell’industria automobilistica italiana ed europea. Voi, che vi ostinate a rifiutare un prodotto che non conoscete. Sì, voi, che vi rifiutate di accettare l’esistenza di una vera auto a motorizzazione elettrica, senza mai pensare di andare a provarla.
Certamente il problema per coloro che non dispongono di un box o di un'area condominiale ove installare un punto di ricarica esiste, ma occorre comunque verificare le proprie specifiche esigenze. Chi percorre poche decine di Km al giorno potrà ricaricare ad un colonnina pubblica fast o non una volta alla settimana, mentre per chi ha necessità di percorrere giornalmente centinaia di Km la gestione della ricarica non è poi così semplice.

Venendo alle considerazioni più generali, non ci si riferisce alle sole auto elettriche dei marchi storici, ma di marchi che molti conoscono solo di sfuggita: come Tesla, leader indiscussa del mercato delle auto elettriche da oltre dieci anni.
Meglio chiarire una cosa: i due modelli di maggiore successo commerciale di Tesla, “Model 3” e “Model Y”, negli ultimi anni sono leader nelle vendite nei rispettivi segmenti. E non mi riferisco solo alle auto elettriche, ma a tutte le motorizzazioni. Forse non avete capito: i due modelli Tesla vendono più auto nelle loro categorie rispetto alle altre case automobilistiche con veicoli termici.

Ah, sì. Per chi potrebbe obiettare che le vendite globali della cinese BYD stanno minacciando la leadership di Tesla, è importante evidenziare che questo “scontro commerciale” non porterà alcun beneficio alle aziende italiane.

In Italia, le auto elettriche non si vendono… Vero. La quota di mercato delle elettriche è ferma a poco più del 4,5%: siamo il fanalino di coda d’Europa.
Il Portogallo, la Spagna e la Grecia non solo hanno superato la doppia cifra, ma negli ultimi mesi del 2024 hanno raggiunto una media del 30% e oltre. Nei paesi del nord Europa, le quote superano il 60%, con punte fino al 90%.

E che ci importa, si dirà. Nessun produttore continuerà a sostenere il motore a combustione pensando al mercato italiano, mentre è evidente che il futuro è nell’elettrico, anche considerando le normative europee e cinesi. Basta vedere le pubblicità in TV: ormai le auto proposte sono quasi sempre elettriche. Nei saloni espositivi, le termiche occupano un ruolo marginale.

Secondo i dati di raffronto tra il 2023 e il 2024 sulle vendite per motorizzazione in Italia, emerge quanto segue:
• Le auto elettriche sono stazionarie attorno al 4,5% (con segni di incremento: il solo mese di dicembre 2024 ha registrato un immatricolato del 5,5%).
• Le ibride plug-in registrano una flessione del 33%.
• Le diesel subiscono una flessione del 28%.
• Le auto a benzina mostrano un lieve aumento del +2,7%.
• Le auto GPL sono in seria difficoltà, mentre quelle a metano sono praticamente scomparse, con un crollo del 95%.

Non sono solo le auto elettriche a non vendersi: è l’intero mercato automobilistico a registrare un crollo di poco meno del 19%, trascinando con sé non solo i produttori ma anche le filiere produttive italiane, spesso composte da piccole e medie imprese, in crescenti difficoltà.

E diamo la colpa ai cinesi? Ma siamo seri? La responsabilità è dei competitors europei (e non solo) o di chi, nonostante anni di preparazione e procedure sovranazionali, non ha fatto nemmeno il minimo necessario per convertire il sistema produttivo?
È sensato additare l’industria cinese, a cui abbiamo delegato la produzione di una miriade di prodotti – elettronici in primis – se ora non siamo in grado di competere con prodotti di altissimo livello?
Le industrie automobilistiche tedesche e italiane, con gli attuali modelli elettrici, non possono competere con i veicoli cinesi, anche applicando dazi. Non parlo dei modelli già circolanti in Italia, ma di una nuova generazione di veicoli curati nei minimi dettagli, con batterie più performanti e software avanzati (anche per la guida autonoma, già approvata in Cina). Questi veicoli, seguendo l’esempio di Tesla, offrono aggiornamenti OTA e un costante miglioramento delle funzionalità.

I produttori europei, invece di imparare da Tesla, continuano a comprare tecnologie software da terzi, limitandosi a “Apple CarPlay” e “Android Auto”. Questo porta a un’offerta piatta, priva dell’innovazione necessaria. Nessuno sviluppa software proprietari, che rappresentano oggi il vero valore aggiunto. Nokia docet: da leader assoluto del mercato, è scomparsa in un attimo, non avendo compreso l’innovazione portata da iPhone e Android.
L’argomento è complesso e ricco di sfaccettature: emozioni, tradizioni legate al motore termico, orgoglio nazionale, e difficoltà del settore automotive. Tuttavia, è chiaro che l’industria automobilistica ha già deciso di investire nell'elettrico. Se non lo farà, verrà travolta dai produttori cinesi, che stanno già proponendo veicoli estremamente competitivi nel loro paese.

Con ogni probabilità, per molti queste parole cadranno nel vuoto. Meglio il diesel, quindi, anche se nel 2025 perderà una quota di mercato ancora maggiore del 28% registrato nel 2024.

Nel frattempo, gli altri paesi europei aumenteranno significativamente la quota di auto elettriche immatricolate. I produttori stranieri, con i cinesi in testa, organizzeranno le loro strutture commerciali per uno sbarco in grande stile entro 1-2 anni.

Ideato e realizzato da Paolo Catani
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